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\begin{document}

\title{Installazione dei programmi in LINUX : l'approccio RPM}

\maketitle
\tableofcontents{}


\section{Introduzione}

Linux , come altri sistemi operativi ( Open Source e commerciali )
, offre la possibilità , tramite i pacchetti , di gestire in maniera
ordinata e intelligente l'installazione e disinstallazione dei programmi
. I pacchetti non sono altro che degli archivi compressi dove sono
immagazzinati gli eseguibili , le librerie condivise ,la documentazione
, gli header per lo sviluppo, etc.. , necessari per quel determinato
programma . Diversamente da altri SO Linux offre una serie di soluzioni
software per la gestione dei pacchetti. In questo breve documento
ci proponiamo di illustrare il funzionamento di \emph{rpm} , un programma
per la gestione dei pacchetti usato in distibuzioni diffuse come Red
Hat , Mandrake e Suse , ma anche da tante altre distribuzioni.


\subsection{Perché il software a {}``pacchetti'' ?}

Anche quando facciamo una installazione minima di una qualsiasi distribuzione
ci possiamo rendere conto che il numero di programmi che abbiamo a
disposizione è ingente ; stesso discorso sulle librerie condivise
. In ambienti senza la gestione dei pacchetti per ogni singolo programma
avremo dovuto eseguire una certa procedura di intallazione , eseguendo
probabilmente azioni ripetitive e monotone come scegliere le directory
o cose simili . Stesso discorso per la disinstallazione , con conseguente
mal di testa per l'utente di fronte all'ennesimo bottone da premere.
E' innegabile infatti che installare programmi in piattaforme come
WinXXXX sia semplice e intuitivo , ma di certo non rapido : dopo la
n-esima formattazione ci si perdono intere serate a installare i programmi
preferiti ( utili fino alla successiva formattazione ) cercando di
organizzare le cartelle in maniera intelligente per non rendere ancora
piú disordinato il nostro \emph{filesystem .}

Se invece la gestione dell' installazione fosse demandata a un programma
che automaticamente sceglie dove installare , cosa installare , dovremmo
aspettare solo il tempo necessario a trasferire su dico i programmi
, librerie etc.. . Ma non è solo una questione di velocità dell'installazione
l'elemento che fa ritenere la gestione a pacchetti la soluzione più
intelligente : l'asso nella manica è costituito dall'architettura
dei pacchetti. Il singolo pacchetto in se non possiede in generale
tutto ciò che serve al suo funzionamento ( questo vale in generale
per qualsiasi tipo di pacchetto stiamo trattando ) ma parte delle
librerie o dei programmi risiedono su altri pacchetti che quindi devono
essere installati sulla macchina per il funzionamento del nostro pacchetto.
Si ha insomma il riuso del software anche a livello binario , e questo
è possibile grazie alla natura Open dei programmi per linux che consente
ad uno sviluppatore di avvalersi di librerie e programmi già pronti
e di studiare di questi ultimi i sorgenti e di produrre software senza
dover ogni volta inventare l'acqua calda .

Il sistema viene a essere caratterizzato quindi da dipendenze fra
i vari pacchetti . I prodotti commerciali invece devono includere
per il loro funzionamento tutte le librerie di cui necessitano , senza
dare ( ma anche avere ) la possibilità di riusarle a livello binario
.In quest'ottica si può capire perché i programmi commerciali abbiano
in genere un programma per installarli e uno per disinstallarli e
perché si può scegliere dove installarli .

La gestione dei pacchetti comporta :

\begin{itemize}
\item riuso binario del software
\item gestione pianificata del \emph{filesystem}
\item velocità di installazione e disinstallazione
\item possibilità di automatizzare gli update
\end{itemize}
Questo discorso vale per qualsiasi tipo di pacchettizzazione : \emph{rpm
, deb , tgz} hanno la stessa filosofia di fondo , cioè quella di dare
uno strumento automatico per la gestione dei programmi.


\subsection{Pacchetti sorgenti}

Come tutto il software libero anche quello a pacchetti può presentarsi
sia in forma binaria che in forma di sorgente. I gestori di pacchetti
si occupano in maniera ordinata anche dei sorgenti fornendo strumenti
per la ricompilazione automatica . Viene sostanzialmente lanciati
la triade \emph{configure , make , make install.}

La maggior parte delle volte vengono automaticamente {}``patchati''
e allo script configure vengono passati argomenti speciali. La comodità
risiede nel fatto che possiamo ottenere un pacchetto per la nostra
architettura ma che possiamo esportare anche in altre macchine ( con
la medesima architettura :-P ). Possiamo cosí creare quasi {}``from
scratch'' la nostra distribuzione .

Non sono tuttavia tutte rose e fiori infatti perché la compilazione
vada a buon fine devono essere installati tutti ma proprio tutti gli
header , le librerie condivise . Non è detto che configure faccia
tutti i controlli necessari , per cui può capitare errori in compilazione
perché qualche include non esiste o li linker non trova una libreria
...

Sono dell'avviso che ottimizzazione che si può avere tramite la ricompilazione
dei singoli pacchetti sia un ottimo modo di sfruttare la nostra architettura
, e deve essere affrontata soprattutto nei pacchetti nevralgici del
nostro sistema .


\section{Il sistema RPM}

\emph{Rpm} è il sistema usato da Red Hat , Mandrake e Suse è un tool
che consente \emph{}la creazione , l'intallazione , l'update , la
rimozione , le query ,la verifica ( crittografica ) dell'integrità
del pacchetto stesso. Il pacchetto consiste in un archivio compresso
di file e \emph{meta-data} . I meta-data sono una serie di script
di utilità , descrizione sul pacchetto , la \emph{signature} crittografica
etc.

La descrizione del pacchetto oltre a darci indicazioni sulla sua funzione
, ci informa anche quali librerie o programmi fornisce e/o necessita.
Come ho già detto , conoscere le dipendenze di un pacchetto significa
sapere quali altri pacchetti sono necessari per effettuare Installazione.
Tuttavia la dipendenza che viene richiesta non è relativa ad un pacchetto
ma ad un file che sta all'interno di un altro pacchetto (magari con
un nome molto diverso :-( ) e in questi casi gioca un ruolo essenziale
l'esperienza , l'intuito e non ultima la pazienza.

Infatti rpm non è adatto alle persone con poca pazienza : se dovete
installare un pacchetto con rpm e questo dipende da molti altri ,
siate certi che occorrerà installare una buona parte dei pacchetti
richiesti ! Quando poi tutte le dipendenze saranno state soddisfatte
il pacchetto verrà installato e configurato attraverso degli script
che eseguono in modo trasparente per l'utente delle azioni che richiederebbero
più tempo con una installazione manuale. Rpm si basa su un \emph{database}
in cui vengono memorizzati i pacchetti installati e le librerie o
programmi forniti dai pacchetti installati. Il check delle dipendenze
non viene effettuato sul filesystem ma su questo database , quindi
se cancellassimo fisicamente una libreria rpm se ne potrebbe accorgere
solo in fase di esecuzione degli script di configurazione del pacchetto
e non durante la fase del check delle dipendenze . Rpm offre una serie
di strumenti per gestire questo db.


\subsection{Opzioni fondamentali di rpm}

Come la maggior parte dei programmi per Linux , rpm è a linea di comando
, e questa caratteristica è secondo me il suo punto di forza : è sempre
possibile inserirlo all'interno di nostri script , si può usare in
remoto con una console , si possono installare 10.000.000 di pacchetti
con un paio di caratteri . Vediamo come si usa .....


\subsubsection{Installazione e update di pacchetti}

Per installare i pacchetti la linea di comando è molto semplice :

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpm -ivh Nome\_del\_pk\_numero\_1.rpm
....}}}{\large \par}

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large Nome\_del\_pk\_numero\_n.rpm }}}{\large \par}

Ora se tutte le dipendenze sono soddisfatte ( speriamo ! ) rpm inizia
a lavorare e come output dovremmo ottenere una cosa simile

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large 1: Nome\_del\_pk\_numero\_1.rpm
\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#{[}20\%{]}}}}{\large \par}

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large .... }}}{\large \par}

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large n: Nome\_del\_pk\_numero\_n.rpm
\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#\#{[}100\%{]}}}}{\large \par}

questo output si ottiene con le opzioni v ( \emph{verbose )} e h (
\emph{hash )} che consiglio di mettere perché rpm normalmente non
riporta le azioni che sta eseguendo . 

Per fare l'upgrade di un pacchetto la linea di comando è

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpm -Uvh Nome\_del\_pk\_numero\_1.rpm
.... }}}{\large \par}

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large Nome\_del\_pk\_numero\_n.rpm}}}{\large \par}

La U è in maiuscolo , fate attenzione! Io uso sempre questa linea
di comando perché l'opzione i non è in grado di fare l'upgrade mentre
U può fare anche il lavoro d i. E' molto conveniente usare una sola
linea di comando per installare più pacchetti e nel caso aggiungere
quelli che servono per soddisfare le dipendenze . Provate ad esempio
a fare una installazione minima di RH e poi installate con rpm l'interfaccia
grafica , vedrete che la linea di comando diventerà di 5 o 6 righe
! Ma si può esser certi che quello che abbiamo installato è lo stretto
indispensabile per far andare l'interfaccia grafica .

Posto che le dipendenze siano soddisfatte è possibile che avvengano
situazioni che facciano risentire rpm , le più importanti sono:

\begin{itemize}
\item i/o error ( mai fatto una installazione su disco danneggiato ? )
\item il controllo crittografico fallito ( rpm corrotto )
\end{itemize}

\subsubsection{Opzioni speciali}

Delle volte capita di cancellare una libreria , quindi noi diligentemente
prendiamo il pkg corrispondente e cerchiamo di installarlo : sorpresa
! rpm si rifiuta perché è già stato installato . Niente paura basta
usare l'opzione \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --force}}}
alla fine della nostra linea di comando . Questa opzione rimuove il
pacchetto e lo reinstalla . E' comodo in certe situazioni tipo

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpm -Uvh {*}.rpm --force}}}{\large \par}

dove magari abbiamo già installato un po di pacchetti (ma non ci ricordiamo
quali) , con l'opzione --force re-installiamo anche quelli ( male
non fa ).

Può accadere anche di installare un programma che richiede una versione
vecchia di qualche libreria . In questo caso è conveniente creare
dei link simbolici alla nostra libreria con il nome della vecchia
, e usare l'opzione \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --nodeps}}}
che ci consente di installare senza controllare le dipendenze. Questo
trucco funziona 99 volte su 100 , ma se non funziona occorre procurarsi
la versione sorgente del programma e provare a ricompilare. Oppure
, extrema ratio, procurarsi la libreria che richiede e installarla
( deprecated ).


\subsubsection{Opzione pericolose ( sigh !)}

Ci sono alcune opzioni che un utente normale che ci tenga alla propria
macchina non dovrebbe mai usare , facciamo una piccola panoramica
:

\begin{itemize}
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --ignoresize}}} non controlla
lo spazio disponibile , del tipo binari a metà
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --ignoreos}}} non controlla
se il sistema operativo va bene per quel pacchetto
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --ignorearch}}} non controlla
l'architettura , provate poi ad eseguire un binario per ppc su un
x86 
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --nomd5}}} non controlla se
il pacchetto è corrotto , cosi se ci va bene otteniamo dei seg. fault
bizzarri
\end{itemize}
E' ovvio che queste opzioni vanno usate in caso in situazioni particolari
. Nell'uso quotidiano su i pc desktop non servono.


\subsubsection{Rimozione di pacchetti}

La rimozione dei pacchetti se non presenta difficoltà per la linea
di comando, offre qualche spunto di riflessione sulla struttura ramificata
delle dipendenze . Consideriamo il seguente grafico della dipendenze:

\includegraphics[  scale=0.25]{diagramma_dipendeze_esempio.fig}

Vediamo che se volessimo disinstallare \emph{pk3} dovremo disinstallare
anche \emph{pk6} e \emph{pk5} , ma anche \emph{pk9} dipendente da
\emph{pk6} e \emph{pk7} dipendente da \emph{pk5} : quando disintalliamo
un pacchetto dobbiamo eliminare tutta la sottocatena di dipendenze.
Se per esempio volessimo disinstallare XFree86-libs , probabilmente
dovremo disinstallare più del 60\% dei pacchetti. E' ovvio che un
pacchetto cosi fondamentale come XFree-libs è richiesto da una quantità
enorme di pacchetti . Discorso diverso è ad esempio per i front-end
di qualche programma : Xcdroast , gcombus etc.. sono solo delle interfacce
grafiche per cdrecord , e una loro eventuale rimozione non richiede
altre disinstallazionivediamo in .vediamo in pratica la linea di comando
:

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpm -e pk\_n\_1 ... pk\_n\_m }}}{\large \par}

Ricordatevi di riportare oltre al nome del pacchetto anche il suo
numero di versione . E' importante ,altrimenti non trova il pacchetto
nel db . Non si possono usare le opzioni --force o --nodeps ( sarebbe
troppo pericoloso ) e ci vuole un po di pazienza per disinstallare
pacchetti molto rinomati ( provate a eliminare le \emph{zlib} ).


\subsection{Le query}

Come in tutti i database che si rispettino anche quello di rpm consente
le \emph{query} ovvero delle interrogazioni sui dati contenuti all'interno.
Il db di rpm fornisce informazioni sul contenuto dei pacchetti , sul
loro funzionamento , sulle librerie e programmi che offrono o richiedono
, su gli eventuali conflitti con pacchetti simili.


\subsubsection{Opzioni principali sulle query}

Per effettuare una query occorre usare l'opzione \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large -q}}}
seguita da le altre opzioni per specificare il tipo di query. Queste
sono

\begin{itemize}
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large a}}} fornisce le informazioni
su tutti i pacchetti installati
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large i}}} fornisce le informazioni
sul funzionamento del pacchetto
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large l}}} fornisce le informazioni
sui file che compongono il pacchetto
\item opzione lunga \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --requires}}}
mostra le librerie e i programmi richiesti (utile per le disinstallazione
)
\item opzione lunga \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --provides}}}
mostra le librerie e i programmi forniti (utile per le installazioni
)
\end{itemize}
Forniamo qualche esempio :

\begin{enumerate}
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpm -qi Nome\_pk\_1}}} questo
comando ci da informazione sul pacchetto richiesto
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpm -qil Nome\_pk\_2}}} questo
comando ci da informazione sul pacchetto richiesto e sul suo contenuto
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpm -qail | grep -B 50 file\_ricercato
| more}}} questo comando fornisce per ogni pacchetto l'informazioni
sul contenuto e sulla sua funzione; grep filtra l'output lasciando
passare {}``solo'' le 50 righe prima a quella dove compare la stringa
file\_ricercato ; more ci fa vedere le cose pian piano (utile quando
si vuole scoprire in che pacchetto sta un certo file...) 
\item \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpm -q --provides Nome\_pk\_3}}}
ci da i programmi e/o librerie esportate 
\end{enumerate}

\section{Rpmbuild e i pacchetti sorgenti}

Come avevamo già accennato, i sistemi di gestione dei pacchetti prevede
una gestione intelligente e ordinata dei sorgenti ; anche rpm presenta
una soluzione per questo problema : rpmbuild è lo script che permette
di effettuare la compilazione in maniera semplice dando la possibilità
di costruire un pacchetto pronto ad essere installato o eventualmente
ridistribuito su altre macchine.

I pacchetti sorgenti sono riconoscibili attraverso l'estensione .srpm
o .src.rpm ; prima di ricompilare i pacchetti occorre installarli
come un pacchetto qualsiasi , successivamente si deve andare nella
cartella dove risiedono i sorgenti installati ( questo dipende dalla
distribuzione usata , in Red Hat sono nella cartella /usr/src/redhat/
) e in particolare nella sottocartella SPECS dove sono contenuti i
\emph{file spec} che sono per rpmbuild l'equivalente dei makefile
per make. Ricordiamo che rpmbuild non è un compilatore ma uno script
che esegue i comandi contenuti nel file spec , e quindi per poterlo
usare dobbiamo avere installati il gcc il make etc.. .

La sintassi è molto semplice :

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpmbuild -bb file.spec}}} per
creare solo il pacchetto

\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large rpmbuild -bi file.spec}}} per
creare il pacchetto e installarlo

Consiglio di usare l' opzione lunga \textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --clean}}}
che cancella i file temporanei dentro la cartella BUILD parallela
a SPECS

E' anche possibile ottimizzare per la nostra architettura con l'opzione
\textbf{\textit{\textcolor{red}{\large --target=my\_arch-linux-my\_dist}}}
che genererà a termine compilazione un file con estensione per esempio
.586.rpm ( se usiamo questa ottimizzazione ) . I Pacchetti binari
Vengono messi nella directory RPMS/\emph{my\_arch} ; se non specifichiamo
il tipo di architettura viene compilato per 386 , come sono ad esempio
i pacchetti della Red Hat. Consiglio ,

per chi volesse effettuare una installazione quasi from scratch per
ottimizzare i pacchetti rpm per la sua architettura di seguire l'ordine
dei pacchetti suggerito nel legendario HOW TO \emph{{}``linux from
scratch''.} per le altre persone consiglio di ricompilare le Glibc
,le Binutils , bash , gcc , make , zlib , Xfree e i pacchetti di Gnome
o KDE (a seconda delle preferenze) . 


\section{Conclusioni}

Usando rpm si ha la sensazione a volte che all'aumentare dei pacchetti
le dipendenze non soddisfatte anzichè diminuire aumentino ... Rpm
è sicuramente un buon sistema per la gestione dei pacchetti ma non
il migliore . Occorrerebbe avere la possibilità di fare quello che
succede in fase di installazione , cioè gli script si accorgono delle
dipendenze non soddisfatte e installano i pacchetti necessari . Sarebbe
bello , a linea di comando mettere su un sistema senza X scrivere
\emph{rpm -Uvh xbill.xxx.i386.rpm} e il sistema installa X i font
etc... 

Esistono interfacce grafiche che fanno tutto ciò ma sarebbe bello
avere uno strumento a linea di comando che faccia tutto questo. Se
abbiamo solo una connessione remota alla nostra macchina e per giunta
via modem è improponibile voler usare \emph{xhost} per poter visualizzare
la finestra dell'applicazione grafica. Altri sistemi , come i ports
di FreeBSD , il tool ap-get etc.. di Debian si preoccupano di questo
. In parte Mandrake con \emph{urpmi} ha corretto la rotta , ma siamo
ancora lontani. Per la ricompilazione dei pacchetti siamo ancora più
distanti dagli esempi riportati prima , e non si capisce perche non
sia possibile come FreeBSD effettuare un \emph{make world} per sfruttare
fino all'osso il nostro hardware . Il fatto che rpm non sia automatico
può essere un bene perché ci resposabilizza e ci fa conoscere la funzione
di tanti pacchetti di cui spesso ignoriamo l'esistenza , ma credo
che un compromesso sia possibile . Esistono delle risorse per l'utente
che non sa dove andare a pescare un rpm per risolvere una dipendenza
: http://rpmfind.net \cite{key-1} è obbligatorio per chi non voglia
impazzire per qualche installazione manuale . Esistono software come
\cite{key-2}Red Carpet o il servizio Up2date di Red Hat che aiutano
molto l'utente non troppo paziente . 

\begin{thebibliography}{1}
\bibitem{key-1}Rpmfind è un motore di ricerca per rpm , si possono impostare numerose
chiavi di ricerca che garantiscono sempre di trovare quello di cui
si ha davvero bisogno
\bibitem{key-2}Red Carpet è un programma per gestire in maniera {}``visuale'' update
e installazioni . Si trova sul sito www.ximian.com , come sempre con
licenza GPL , è disponibile per diverse distribuzioni rpm-based\end{thebibliography}

\end{document}

